Non è più un semidio
Non condividiamo la previsione espressa qualche giorno fa dal “Times”di Londra, a parere del quale il regno di Berlusconi è ormai nei suoi ultimi giorni di vita. Nonostante tutto la maggioranza parlamentare tiene nel corso dei voti di fiducia in Parlamento. I sondaggi confermano che il Cavaliere conserva una buona popolarità:il 60%, che è molto meno del 75% vantato un mese fa ma è sempre un numero forte. Nonostante la sceneggiata di Corfù, cui ha preteso di partecipare benché si trattasse di una riunione di ministri degli esteri, il premier ha buone possibilità di organizzare un G8 senza defezioni e problemi, non in forza del suo prestigio, che gli è finito ormai sotto i piedi, ma perchè è interesse dei grandi del mondo di evitare contrasti internazionali per storie di veline, di escort o di disastri coniugali mentre c’è bisogno di coesione di fronte ai comuni problemi posti dalla crisi dell’economia. Dunque non ci sentiremmo di scommettere sulla prossima caduta del Cavaliere. Ci sentiremmo invece di scommettere sulla sua sopravvivenza politica: non tuttavia nella forma smagliante cui si era abituato e aveva abituato gran parte dgli italiani. I fischi che ha dovuto sopportare prima a Pescara, poi a Roma di fronte alla sua dimore uffuciale, Palazzo Chigi, poi a Napoli, infine a Viareggio, nonostante gli immani sforzi di alcuni telegiornali (quasi tutti, compresi i maggiori della Rai) di nasconderli o minimizzarli pesano, grazie a Internet e ai grandi giornali indipendenti, più dei pochi punti di popolarità persi, secondo i sondaggi, nell’ultimo mese. Sono, per il loro numero e la loro frequenza,il più importante fatto nuovo che si verifica nella politica italiana da quando, nell’aprile dell’anno scorso, Berlusconi è tornato al potere. Ci rivelano che per un crescente numero dei cittadini, i fischiatori e coloro che li approvano,sta finendo l’epoca in cui, almeno pubblicamente,il Cavaliere poteva essere solo osannato, adorato, considerato un semidio . E’ un primo passo verso il ritorno alla normalità democratica .Ne prendiamo atto con speranza,pur sapendo che ci vorranno tempo, pazienza, soprattutto un’opposizione finalmente degna del suo nome, per arrivare al traguardo.
da mariopinzauti
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di ass.cult.attentamente il 01/1/70
Quando regna la paura
Paura del nuovo, paura del diverso, paura dello “spariglio”, paura del cambiamento. Il fuoco di fila, immediato e sfottente, contro le dichiarazioni di Debora Serracchiani, di chi si è schierato con il vecchio, con l’apparato, mi conferma l’impressione che il PD non sia vissuto come l’occasione del nuovo ma come un apparato da occupare. Ho stimato Bersani, l’ho apprezzato per quanto ha fatto ma, dopo averlo ascoltato, ho sentito lo stantio dei vecchi discorsi, della vecchia e rispettabilissima politica. Cosa pretendere ? Solo quella sanno esercitare. Solo quella conoscono. D’Alema caposquadra non può che circondarsi di persone che si muovano come lui. Non paghi di essere stati sbaragliati dall’irritualità di Berlusconi e distrutti dalla Lega che ha fatto vedere come si lavora sul territorio, tornano alla carica parlando di alleanze, uomini e poltrone. La paura di dover giocare su nuovi terreni li terrorizza.Irrecuperabili. Anche la maggioranza li preferisce. E allora, mi sono detto, che anche loro hanno paura del nuovo, del diverso e preferiscono battersi contro l’ovvio piuttosto che contro il futuro. Ho letto i nomi di chi si è già apertamente schierato con Bersani. Persone degne, degnissime a cui tutti noi dobbiamo molto. Persone che hanno fatto politica come potevano e sapevano. Oggi non basta più. Occorrono progetti, parole chiave che mobilitino il paese, non solo l’elettorato, idee guida su chi vogliamo essere. Pochi concetti, semplici, su cui aggregare consensi. Ma non parole belle ma generiche. Laicità. Certo, ma non basta. Voglio sapere come si intende esercitarla. Riforme. Ovviamente. Ma quali e in che modo, con quali tempi e soldi. Di questo abbiamo bisogno. E forse, come per la Nazionale di Lippi che ci ha fatto vincere un mondiale, è arrivato il tempo di cambiare. Bisogna scegliere gente giovane, desiderosa di provare, formarla e poi affidarsi. Coraggio, guardiamo avanti. Diciamo grazie a chi ha fatto tanto e accettiamo i loro preziosi consigli, ma nulla di più.
da luca ajroldi
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di ass.cult.attentamente il 01/1/70
Scelta rimandata
Uno dei pochi uomini politici italiani cui va , da parte nostra, una stima incondizionata-si tratta di Gianni Pittella, deputato europeo del pd, di cui più volte abbiamo segnalato su questo blog le iniziative meritorie- ha fatto sapere a noi e ad altri suoi amici di avere deciso di appoggiare la candidatura di Pierluigi Bersani alla segreteria del pd e ci ha invitati a condividere la sua scelta. E’una presa di posizione interessante. Perché, data la fonte da cui è espressa, essa aumenta le probabilità di successo di Bersani. E tuttavia, a differenza di quanto in passato è avvenuto di fronte ad altre scelte di Pittella (ad esempio quella a favore di Enrico Letta in occasione delle primarie) noi non ci sentiamo di condividerla. Almeno per ora. Bersani ha la grinta necessaria per affrontare le dure battaglie che aspettano il prossimo leader dell’opposizione. E’stato un ottimo ministro. Gode di una diffusa popolarità tra il popolo del pd, specie nel Centro Nord. Ma ha colpe d’impazienza che è difficile perdonargli. E’sceso in campo, per la segreteria, quando Veltroni era ancora al vertice del partito e così, forse inconsapevolmente ma concretamente, si è trovato direttamente o indirettamente coinvolto in quelle risse interne al pd che hanno contribuito alle disgrazie elettorali del partito. Neppure Franceschini, è vero, ha tutte le carte in regola per meritare un immediato, entusiastico sostegno. Si è battuto bene durante la campagna elettorale. La sua tenacia, la la sua frenetica corsa attraverso le zone sociali del paese di solito lasciate fuori dagli itinerari dei grandi della politica, hanno limitato la sconfitta, hanno permesso la sopravvivenza della speranza. Sono risultati di cui il pd e tutta la sinistra debbono essergli grati. Non possono esergli invece grati del ruolo di mattatore che si è permesso di assumere qualche giorno fa quando si è proposto come segretario. Di mattatore in Italia ne abbiamo già uno. E basta e avanza per molte generazioni. Perciò bravo Bersani e bravo anche Franceschini. Ma non abbastanza per guidare un partito che liberi l’Italia dalla dittatura strisciante e la riporti alla normalità democratica. Almeno per ora. Prima di scegliere chi sostenere aspettiamo dunque che l’uno o l’altro o un terzo (Chiamparino?) diano alle nostre speranze quella forza che è indispensabile per vincere e che per ora purtroppo manca..
da mariopinzauti
Non è la BBC
Nella tarda mattinata di venerdi il Consiglio dei Ministri approva il nuovo decreto legge anticrisi del governo. Il Tg1 delle 13,30 fa in tempo a riferirlo con ampiezza di particolari e con la coda delle dichiarazioni di Berlusconi. Nel dubbio che in quel momento gli italiani siano in altre faccende affaccendati la notizia e le valutazioni del primo ministro vengono ripetute in tutte le successive edizioni del tg 1 dello stesso giorno. E poiché evidentemente, pur in presenza di tanto eccesso informativo, il dubbio non è del tutto fugato, si bissa la notizia per tutte le edizioni del tg1 del giorno successivo, quello di sabato. E in una delle edizioni di sabato, la più importante, quella delle 20 e 30, il principale telegiornale della rai, il tg1, compensa il troppo dato sulle decisioni anticrisi del governo con un poco, pochissimo che fornisce su un altro fatto, le indagini che la magistratura pugliese sta conducendo sull’imprenditore Tarantini, entrato nella cronaca( forse-ahinoi –anche nella storia) come fornitore ufficiale di escort e squillo per le reali dimore, quelle del premier. O meglio il servizio c’è, è anche di una certa ampiezza ma non contiene un solo riferimento al nome di Berlusconi. Come se la faccenda non lo riguardasse! Questa, cari lettori, oggi non è la BBC ma la Rai. Purtroppo (detto da uno che la Rai l’ha nel cuore da quarant’anni)
da mariopinzauti
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di cheyenne il 01/1/70
A bocca chiusa
L’ultima è la seguente, che mai, a memoria d’uomo, si era sentita in un paese dove vige la democrazia: ai diffusori di notizie negative bisogna chiudere la bocca! Lo ha appena detto (dopo il Consiglio dei Ministri di ieri) Silvio Berlusconi, alludendo, pur senza nominarlo, al governatore della Banca d’Italia, Draghi -colpevole di avere annunciato che il Pil italiano va verso una riduzione di 5 punti- e probabilmente facendo un pensierino non proprio benevolo anche su “La Repubblica”, altri giornali, i leader dell’opposizione, commentatori e osservatori di gran parte del mondo , insomma tutti coloro, e sono tantissimi, che vedono nero, nerissimo nel panorma della nostra economia. L’affermazione non è stata-almeno finora-seguita da particolari sui modi cui ricorrere per passare dalle parole ai fatti, cioè su come chiudere la bocca ai presunti catastrofisti, se cioè ricorrere all’arresto seguito da una reclusione in isolamento nelle celle di Castel S.Angelo, o dei Piombi di Venezia, o se al brutale ma certamente risolutivo colpo alla nuca o se all’esilio in un’isola artificiale allestita in una zona del Pacifico alla fine del mondo. Quando tali particolari saranno resi noti, se saranno resi noti, è chiaro che in sede nazionale o internazionale-cioè di partiti, Parlamento, organizzatori di referendum e, fuori dai patri confini, di Commissione Europea e di Nazioni Unite- non ci si potrà sottrarrre al dovere di dichiarare Berlusconi “unfit”,cioè inadatto, negato, a guidare il governo di un paese democratico; oppure, in alternativa, chiamare il 112, il numero per la richiesta di pronto soccorso che da pochi mesi è valido in tutta l’Unione Europea per sollecitare il rapido ricovero in una clinica per malattie mentali dell’uomo che già qualche mese fa, secondo sua moglie, dimostrava di non star bene e ora dimostra di star peggio, sempre peggio.
da mariopinzauti
Una cittadinanza diversa per chi “non lo vuole così”
La slavina di fango che ha preso a investire Berlusconi per il sexygate cresce ogni giorno grazie a nuove rivelazioni che dilagano in Italia e nel mondo nonostante la contraerea amica,tra cui,in primissimo piano, si distingue quella del tg 1 (che ieri sera, con la voce di un inviato ha dato per certa, naturalmente senza precisar perché, l’assoluta mancanza di collegamenti tra l’incendio della macchina della escort Barbara Montereale e “i fatti recenti”, leggi i festini a Palazzo Grazioli, cui la ragazza aveva preso parte) . Eppure il Cavaliere ride in faccia a chi, come “Famiglia Cristiana” e i più autorevoli giornali di tutto il mondo, gli consiglia di dimettersi. Non solo, pur essendosi fatta fama nazionale e internazionale di uomo che supera ogni limite di decenza, proclama di essere dalla parte della ragione al cento per cento e questo perché, egli dichiara (lo ha fatto anche ieri sera) ”gli italiani mi vogliono così”: come a dire che essi amano e applaudono non solo le sue qualità,che sono pochine, ma anche i suoi difetti e vizi, che sono tantissimi e quindi sono pronti -gli italiani- a consentirgli di fare e dire tutto, compreso il peggio del peggio, senza guardare in faccia né leggi né legislatori e accettando -sempre gli italiani- l’abolizione radicale di ogni forma non solo di opposizione ma anche di critica e di satira non adulatoria e anche accogliendo con gioia l’inserimento nella Costituzione, all’articolo uno, dell’obbligo per tutti i cittadini di idolatrare il semidio.
Ma le cose stanno davvero in questo modo? Qualche cifra fa riflettere. Lui bercia di avere dietro di se il consenso e l’entusiasmo di tutti gli italiani, poi sussurrando riduce il numero dei suoi sfegatati sostenitori al 61 per cento, di meno, dunque, del 75 per cento da lui stesso vantato prima delle elezioni europee. E tuttavia anche 6,1 cittadini su 10 rappresentano un numero insopportabile se riferito a persone che trovino normali se non onorevoli le nefandezze di Berlusconi. Per cui è necessaria, anzi urge e s’impone un’iniziativa internazionale che faccia chiarezza su questo numero e , qualora accerti che esso risultasse cobfermato, proclami il diritto degli altri, del 39 per cento incontaminato di chiedere e ottenere una cittadinanza diversa da quella dei troppi milioni di italiani complici del Cavaliere.
da mariopinzauti
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di mario pinzauti il 01/1/70
Franceschini si candida
Discorso di candidatura di Dario Franceschini.
da luca ajroldi
I cosacchi di piazza San Pietro
Si sta tardivamente realizzando la minaccia che, nel 1948, fece guadagnare alla Dc la maggioranza, cioè i cosacchi ,quelli veri,non quelli da circo, quelli della scuola di Stalin,non quelli della scuola di Putin, stanno arrivando a Roma e si apprestano a fare abbeverare i loro cavalli nelle vasche della fontane di piazza San Pietro? Pare di si. Anzi ci sono fondati motivi per temere che le loro avanguardie abbiano già preso possesso dei sacri luoghi sotto mentite spoglie. Altrimenti sarebbe difficile capire come stia succedendo che “Famiglia cristiana”, il più diffuso tra i periodici italiani, abbia sentenziato, a beneficio non solo dei diversi milioni dei suoi lettori-molti quali acquistano il settimanale all’uscita delle chiese-che con i vari sexygate in cui è coinvolto il Presidente del Consiglio ha superato ogni decenza ,che quindi sarebbe suo dovere dimettersi e che l’autorità ecclesiastica dovrebbe,come minimo, tirargli le orecchie.Pochi giorni fa,al termine di un comizio a Milano,il Presidente del Consiglio definì con disprezzo “poveri comunisti”un gruppo di ascoltatori che lo contestava,accusandolo, per i fatti del sexygate e il silenzio che egli tenta di imporre alla vicenda,di essere colpevole di immoralità politica.E di complotto comunista hanno parlato e continuano, a parlare, a proposito di questi fatti, collaboratori e cortigiani del Presidente del Consiglio .I pochi possessori di sale in zucca che ancora albergano in Italia finora avevano commentato con sconfortati scuotimenti di testa questa tesi difensiva.Ma ora,dopo l’entrata in campo di “Famiglia cristiana”,seguita a quella meno aggressiva,e tuttavia non certo benevola di “L’Avvenire”,il giornale dei vescovi,farebbero bene a cambiare opinione.Perchè mette solide radici il sospetto che dietro tutto questo ambaradam ci siano davvero i comunisti e tanto forti e influenti da poter dominare anche nella più influente e diffusa voce del cattolicesimo italiano. Se è così povero Berlusconi.E poveri noi che dovremo rassegnarci a vedere i cavalli dei cosacchi dissetarsi nelle acque delle fontane di piazza San Pietro!
da mariopinzauti
Nomine Rai

Ancora un rinvio per le nomine ma tanto “chiacchiericcio” sui nomi in circolazione, sulle battaglie all’ultimo sangue tra FI e Lega per un posto da Direttore, Vice-direttore e via a scendere. La va così, purtroppo. La guerra privilegia l’appartenenza non certo la competenza, la storia personale, la comprovata capacità ad occupare quella posizione. E così, ad esempio, per dirigire quello che fu il giornale di Barbato, il TG2, viene accreditato Mario Orfeo attuale direttore del “Mattino ” di Napoli. Cosa c’hai contro Orfeo, giornalista? Nulla. Mi domando solo perchè pensare ad una persona a cui bisognerà spiegare che la televisione non va a gasolio, che tutti quegli schermi nella sua stanza servono ad altro e non a vedere la tv, che il linguaggio televisivo scritto e di immagini ha un suo specifico ineludibile. E allora non era più semplice guardare in casa? Non era più facile prendere qualcuno che in Rai lavora, magari anche con profitto? No. La regola dell’accontentare i nuovi padroni del vapore prevede nuove immissioni di fedeltà eterodiretta. Quando Antonio Ghirelli venne a dirigere il TG2 chiese di vedere il collegamento in diretta dal Parlamento. Ascoltò il pezzo e poi chiese di fare delle modifiche al testo. Nell’imbarazzo generale gli fu detto che era in diretta, che quindi era finito, dunque non era più possibile. Ghirelli, furioso, gridò: “Mi volete boicottare”. Ci mise otto mesi per iniziare a capire il meccanismo. Al dodicesimo fu sostituito da Alberto La Volpe. Quando arrivò Paolo Garimberti, attuale Presidente della Rai, si dovette cominciare da capo. Montaggi, ampex, dirette, servizi. Aveva cominciato a capire la macchina che arrivò la contro-riforma e dovette cedere il posto.
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da luca ajroldi
Minzolini dixit

Non è stato un buon servizio per il paese il nostro fair play: abbiamo semplicemente peccato di ipocrisia. Di Anja Pieroni sapevamo tutto da sempre e non era solo un personaggio della vita intima di Craxi. La distinzione fra pubblico e privato è manichea: ripeto, un politico deve sapere che ogni aspetto della sua vita è pubblico. Se non accetta questa regola rinunci a fare il politico”
Cosi scriveva Minzolini non troppo tempo fa.Per chi non ha i miei anni ricordo che Anja Pieroni era accreditata come un’amica molto affettuosa di Bettino Craxi e si diceva che alcune scelte e decisioni politiche, di Craxi, erano avvenute nel suo salotto e su suo suggerimento. Illazioni ? Come avete letto Minzolini riteneva di no. Anzi. Coraggio se il ” minzolinismo” è morto, il suo inventore è vivo e combatte insieme al padrone.
da luca ajroldi





