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Dibattiti

Non dategli una mano!


Ci mancavano solo i dati sulla recessione per mettere Berlusconi in mutande, anzi peggio, con in mostra quelle che una volta venivano chiamate le vergogne. Nelle ultime settimane gli è piombato addosso un guaio dopo l’altro: il disastro delle regionali, la crisi di governo con l’uscita dell’Udc, l’altra robusta legnatina nel Trentino-Alto Adige e in Sardegna, ora i conti che vanno male. A questo punto, anche se l’incantatore continua a promettere quello che non può concedere, come ha ha fatto con gli agricoltori, il suo futuro è nero, nerissimo. A meno che… a meno che qualche irresponsabile dell’Unione non scenda in campo di buzzo buono per aiutarlo. Come stanno provando a fare Rifondazione e i rappresentanti del partito dei comunisti in Puglia, Cacciari e Udeur a Venezia e forse, forse perfino Rutelli e Fassino a Roma. Speriamo che siano solo schermaglie di breve durata e che prima del 2006 la ragione, cioè l’unità, torni a essere prevalente. Comportarsi diversamente sarebbe dare una mano a Berlusconi, forse perfino ad aiutarlo a vincere di nuovo.

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mag  05
16
alle 12:45
da mariopinzauti

Ultimo commento:

di il 01/1/70

Ricordate lo slogan " meno stato, più mercato" ? Era la parola d'ordine di albergatori e commerc...


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5 Commenti to “Non dategli una mano!”

  1. Andrea dice:

    Sono d’accordo con voi,questo è l’esempio dell’italiano medio,che mostra con fierezza quanto frustrato è!Non riesce a lavorare con altri che la pensano diversamente,preferisce aspettare il tonfo finale per dire poi”te l’avevo detto”,ma fin’ora tu non hai fatto quasi niente per aiutare o consigliare,hai preferito aspettare ogni errore,per poi contarli ,così hai potuto facilmente dimenticare quel poco che si è cercato di fare per l’italia,con metà dei parlamentari.Se remassero tutti verso la stessa direzione,no la destra ne sinistra,sarebbe meglio no..poi pensiamo anche quelli che dentro alla maggioranza pensano prima a se stessi…bhe allora a remare chi ci pensa?

  2. Luca dice:

    sinceramente non capisco perché nessuno dovrebbe “dare una mano”..in fondo non si dovrebbe fare qualcosa per il bene del paese oppure a nessuno frega più niente dalla nostra cara Italia? sono d’accordo che il governo Berlusconi abbia solo fatto danni eccezion fatta per la legge sul fumo e la patente a punti..però se è in gioco il benessere di una popolazione possibile che non si riesca a darsi una mano?preferiamo una crisi ancora più profonda? la decisione non sta sta a me..e c’è da scommettere che l’ormai ex maggioranza non accetterebbe i consigli dei rivali boriosa e piena di se come ha finora rivelato..però mi da molto più da riflettere questo articolo, dimostrazione lampante del perché siamo arrivati a questo punto di non sopportazione
    riflettiamoci su un po…

  3. Alain dice:

    Beh ora Catania gli ha inoculato una superdose di fiducia, secondo me, contariamente all’apparenza, letale (ne parlo da me). Buona giornata. Alain

  4. Gino dice:

    Sono d’accordo con Luca l’interesse nazionale deve sempre venire prima di quello dei partiti. Se si perde questa bussola si finice nella logica del “tanto peggio-tanto meglio”. Una logica Sfascista

  5. Anonimo dice:

    Ricordate lo slogan ” meno stato, più mercato” ? Era la parola d’ordine di albergatori e commercianti, ristoratori e imprenditori dell’adriatico.Poi arrivarono le alghe e tutti giù a piangere e a chiedere aiuti e sovvenzioni a quello ” stato” che tanto dava fastidio in tempi di vacche grasse. Oggi siamo in presenza di una situazione simile. Il governo in carica ha sbeffegiato il precedente governo per la gestione dell’economia. ” Vi faccio vedere come si fa” ha detto e firmato nel Contratto con gli Italiani. Ora che ha combinato disastri ci dice che dobbiamo tutti rimboccarci le maniche e lavorare insieme.Insomma prima vi prendo a ceffoni e poi vi dico che mi dovete aiutare nell’interesse collettivo. Non vi sembra un pò troppo semplice ? E l’assunzione di responsabilità a chi la lasciamo ? Cosa significa remare tutti insieme ? Ma sopratutto in quale direzione, la mia o la tua? No, non è così semplice. Non basta emozionarsi sull’ interesse nazionale, occorre anche riflettere sul significato delle parole e sui comportamenti.

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