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Un eroe del nostro tempo

Con rispetto parlando il carcere romano di Rebibbia in questi giorni sembra diventato una succursale della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica. Onorevoli di tutte le tendenze, compresi-incredibile ma vero-alcuni rappresentanti di un partito della maggioranza, l’Udeur, si susseguono in pellegrinaggio, pur essendo, o dovendo essere anche in altre faccende affaccendati, ad esempio l’elezione del Capo dello Stato. Per fare che? Per rendere omaggio, per esprimere simpatia, per dichiarare solidarietà a Cesare Previti, che di quel carcere è l’ultimo e più illustre (almeno per chi va a trovarlo) tra gli ospiti.
A Rebibbia Previti si trova dopo aver subito, in sede definitiva -leggi con sentenza della Cassazione- una condanna a sei anni di reclusione per avere corrotto un magistrato. Si dichiara (e non da oggi) assolutamente innocente. Ma chi non lo fa-notava ieri Enzo Biagi sul “Corriere della sera”-tra coloro che varcano le porte di un carcere? Nessuno. Solo che a chi ha ucciso la moglie o rubato due galline nessuno crede. Previti invece ha i suoi supporters e tra uomini e donne che siedono in Parlamento per garantire tra l’altro a chi li ha votati una giustizia uguale per tutti. Come si spiega? Forse con il fatto che Previti, nel momento in cui apprendeva la condanna della Cassazione, dichiarava di sentirsi abbandonato da tutti, pronunciava cioè parole che qualcuno poteva anche interpetrare come una sorta di avvertimento?
Boh! Certo stupisce e colpisce apprendere che Previti quando, tra pochi giorni, si trasferirà dal carcere a casa sua, per subire la detenzione domiciliare, prevista dalla legge per detenuti, come lui, ultrasettantenni, sarà onorato dalla visita di Silvio Berlusconi, ancora Presidente del Consiglio: come se politicamente fosse un eroe, un eroe di questo nostro tempo in cui -e non per sentenza della Cassazione- siamo condannati a vivere.
da mariopinzauti
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