Archivi della categoria ‘Dibattiti’
Un’opera che non si può e non si deve fare
Il countdown corre verso il traguardo d’arrivo del vicino 23 dicembre, giorno in cui, secondo i trionfali annunci diramati da Berlusconi e sosten uti da suo scudiero ministro Mattioli, avranno inizio i lavori per la costruzione del ponte sullo stretto di Messina. Ma la prossimità dello storico evento non fa né sparire né affievolire le voci di coloro che definiscono l’opera come difficile, se non impossibile. E’decisamente impossibile secondo un ingegnere di Messina, Claudio Villari, autore di una relazione redatta per “Italia nostra “ sulla base dei risultati di una sua inchiesta. Secondo Villari non si può pensare, allo stato dei fatti, di costruire il ponte per il semplice motivo che ancora manca un progetto esecutivo e non è stata fino ad oggi assicurata la copertura finanziaria dell’opera: per cui non esistono i presupposti richiesti dalla legge per dare inizio ai lavori. C’è, invece, aggiunge l’ingegnere, qualcosa di peggio. Secondo le previsioni il ponte dovrebbe essere lungo 3300 metri e poggiare su torri di ancoraggio alte 383 metri.Questo in una zona che, come ha di nuovo tragicamente confermato il terremoto di un mese fa, è ad altissimo rischio sismico.Tanto è vero che le amministrazioni locali hanno inserito nei loro piani regolatori il divieto di costruire edifici alti più di 22 metri! Il ponte, su cui ogni giorno transiterebbero, in macchina o in treno, migliaia di persone, nascerebbe quindi senza adeguate protezioni contro la furia di terremoti come quello che ha recentemente devastato il Messinese! Si sentono, Berlusconi e Mattioli, di affrontare questo rischio? Oppure, una volta di più tenteranno penosamente di salvare la faccia smentendo le loro stesse promesse, attribuendole a falsificazioni dei mezzi d’informazione?
da mariopinzauti
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di armando il 01/1/70
Rutelli e l’Alleanza
Credo, anzi ne sono sicuro, che l’uscita di Rutelli dal PD debba essere analizzata in modo più approfondito e meno giornalistico. Alleanza per l’Italia, il suo nuovo partito, si porta dentro alcuni “pezzi pregiati” del PD come Linda Lanzillotta su tutti. Per quanto io personalmente sia propenso a pensare tutto il male possibile di “cicciobello”, per le sue giravolte, per i suoi cambi di rotta, per le sue conversioni sulla via di Damasco, per la sua straordinaria capacità di apparire e la totale assenza di essere, temo però che questa volta l’animale politico abbia fiutato l’odore di muffa e di stantio che emana dal nuovo Partito Democratico di PierLuigi Bersani. Le primarie, dice la Lanzillotta e io condivido appieno, sono state «un punto di svolta in cui si decideva se continuare con il progetto originario o riesumare le vecchie identità, più rassicuranti ma inadeguate. Si è scelta la seconda strada». Ovvero: «Bersani è stato il punto d’approdo della crisi, che credo irreversibile». Lanzillotta osserva che «il Pd ha già rimosso le componenti della cultura liberale e ambientalista. È approdato nel gruppo socialista in Europa e ha mantenuto un collateralismo con il sindacato. Se non vuole essere destinato alla marginalità – aggiunge – ha bisogno che qualcuno rappresenti l’altro pezzo della cultura riformista. Ebbene, questo è il punto: Stato liberale, cultura riformista. La paura di scegliere strade ancora non praticate, la mancanza di coraggio verso il modello indicato da Veltroni, hanno fatto si che ci rivolgesse al rassicurante Bersani che rappresenta il “noto” , il vecchio modo di fare politica.
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da luca ajroldi
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di cheyenne il 01/1/70
Marrazzo:di nuovo in tv?
Secondo l’avvocato Luca Petrucci, difensore di Piero Marrazzo, il governatore dimissionario del Lazio tornerà in Rai dopo le elezioni amministrative di marzo.
Con quali funzioni ? L’avvocato Petrucci, non disponendo evidentemente di elementi attendibili al riguardo,non lo precisa.Dà però per certo il rientro di Marrazzo in Rai, in quanto, dice, il suo assistito ha ,al riguardo,un diritto acquisito poichè mai si è dimesso e mai è stato licenziato dall’azienda radiotelevisiva pubblica ma ha chiesto e ottenuto,nel momento in cui ha presentato la sua candidatura per la presidenza della regione,un periodo di aspettativa ancora in atto e destinato automaticamente a concludersi quando,con le elezioni di marzo, decadrà definitivamente dalla carica pubblica cui era stato eletto.
E’una situazione che in passato già si e’ proposta più volte(vedi i casi di Badaloni,Santoro e Del Noce)e e che,seppur deplorevole,anzi immorale,,non si vede come possa essere negata proprio a Marrazzo.
A meno che il Marrazzo, per uscire dalla brutta vicenda in cui si è invischiato, volendo salvare almeno un pezzettino di faccia, non decida di rifiutarla.
Ma poiché non si può scommettere sulla vocazione alla catarsi di una persona come l’ex governatore del Lazio,e poiché c’è pur sempre un lunario da sbarcare e una famiglia da mantenere è difficile essere certi che finirà così.Ma se così non dovesse finire e la Rai, onorando una cattiva consuetudine e forse anche obblighi di legge(sui quali personalmente nutriamo tuttavia qualche dubbio) accettasse o subisse di riprendersi Marrazzo speriamo,chiediamo almeno che,pur assicurandogli uno stipendio,lo faccia rientrare da una porticina di servizio,tenendolo lontano dal video già troppo infestato da presenze che,come quelle di Vespa e Minzolini,i servi del padrone,già tanto umiliano il prestigio di quello che una volta era il più autorevole e apprezzato strumento d’informazione del nostro paese.
da mariopinzauti
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di Emanuele il 01/1/70
Crocifisso si:ma per chi lo chiede
Come tutte le volte che scrivo desiderando di non coinvolgere aprioristicamente il resto dello staff di questo blog, a cominciare dal direttore Luca Ajroldi, uso , oggi,la prima persona singolare.Per far sapere ai lettori che, a mio parere,è un tantino esagerata l’ondata di sdegno che,partendo dalle gerarchie vaticane,proseguendo per la presidenza del Consiglio dei Ministri,concludendo con la grande maggioranza dei partiti,non solo del centrodestra ma anche,perfino,del centrosinistra, si diffonde in tutto il paese di fronte alla sentenza con cui la corte europea per i diritti dell’uomo ha chiesto all’Italia la rimozione del crocifisso dalle aule delle scuole pubbliche .Le motivazioni con cui si respinge questo verdetto sono le più diverse:dallo sprezzante antieuropeismo con cui il cardinale Bertone,attuale segretario di stato,facendo rivoltare nella tomba Giovanni Paolo II,che fu appassionato sostenitore dell’integrazione dei popoli dell’Unione,invita le istituzioni europee a esercitare la propria competenza solo in materia di zucche, all’appello ai valori cristiani lanciato dal presidente del Consiglio,uomo che,in privato,questi valori li ha spesso e volentieri ignorati,fino alle singolari posizioni con cui,politici e uomini di cultura della sinistra, ,come il sindaco di Venezia Cacciari,hanno difeso ed esaltato il crocifisso come simbolo di amore ,perfino di laicità valido per tutti.Sono discorsi che,salvo quella eccezione(come quella di Bertone)si possono anche prendere in considerazione e che tuttavia non riescono,non possono riuscire a nascondere o sminuire l’elemento essenziale della questione ,e cioè che il crocefisso è il simbolo del cristianesimo e che imporne la presenza in luoghi,come le scuole,dove bambini e giovani dovrebbero,fra l’altro,apprendere i valori della vita,significa esercitare una forma di pressione su coscienze non ancora in grado di arrivare,da sole,a giudizi obiettivi.Sotto questo aspetto,sul piano dei principi,la sentenza di Strasburgo è a mio parere giusta,anche se sarà opportuno applicarla cum granum salis,cioè senza bandire totalmente il crocefisso dalle scuole ma facendolo entrare solo negli istituti scolastici in cui-attraverso una consultazione dei genitori degli scolari,il parere della gran parte degli insegnanti,altre forme di indagini- risulti che esso è accettato,da solo o assieme a simboli di altre religioni,come incoraggiamento per l’apprendimento dei valori fondamentali.
da mariopinzauti
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di mario pinzauti il 01/1/70
Una sconfitta della cattiva maestra
Non basterebbe lo spazio di cui dispone un blog e neppure un articolo che riempia una mezza pagina di giornale,ci vorrebbe un librone delle dimensioni della Bibbia per riportare l’elenco dei programmi che hanno tutto quanto serve,spesso anche di più,per meritarsi di essere definiti prodotti di quella “Cattiva maestra televisione”di cui parla Karl Popper.
Non c’è dubbio però che tra questi troppi esempi di tv culturalmente miserabile,utilizzata per favorire l’ubriacatura consumistica ,distruttrice di valori ideali, strumento al servizio di disegni politici pericolosi per la democrazia,e chi più ne ha più ne metta, niente supera,quanto a mezzo di cattivo,anzi pessimo insegnamento,il cosiddetto genere” reality” di cui “Il Grande Fratello” è stato finora l’invincibile rappresentante.Salutiamo quindi con battimani,capriole e brindisi con il più costoso degli champagnes,le notizia di quella che, a quanto si sappia, è la prima netta,schiacciante sconfitta,che questo prodotto tra i più “trash,spazzaturali della “cattiva maestra” subisce sul campo.
Ci riferiamo alle botte da orbi che lunedi scorso “Il grande fratello” di Canale 5 si è portato casa dopo il confronto con una mediocre fiction,”Il Pinocchio “messo in onda da Rai 1 e arrivato sul traguardo dell’Auditel con un distacco di due milioni di spettatori in più rispetto al concorrente.
E’vero,a dar forza di pubblico a questa nuova resurrezione televisiva del burattino di Collodi ha contribuito il settimo cavalleggeri del pubblico infantile a quell’ora (il prime time del dopo cena)solitamente sotto le coperte o in procinto di andarci. La debacle dell’ultimo mostruoso capolavoro della “cattiva maestra”,proprio perché senza precedenti, è stato tuttavia importante.Si ripeterà e potrà essere l’inizio di un’inversione di tendenza di cui,prima o poi,potremmo vedere e godere anche qualche benefico effetto politico?Ci rendiamo conto di correre troppo con la fantasia e la speranza.
Nessuno ci può tuttavia contestare il diritto d’incrociare almeno le dita.
da mariopinzauti
L’affare s’ingrossa!
Finora nessun seguito alla proposta che abbiamo avanzato da questa modestissima tribuna per un’inchiesta parlamentare sull’affare Marrazzo+altro, molto altro. Aspettiamo relativamente fiduciosi, sottolineando che noi (in probabile compagnia di molti altri)ci accontenteremmo di un intervento della magistratura a 360 gradi,tale da non risparmiare nessuno dei pesci grandi e piccoli coinvolti in questo scandalo che chiaramente sta dimostrandosi come qualcosa di più grosso e di peggiore di un episodio della rovina umana e politica di un personaggio vittima delle debolezze della sua carne.La valanga di rivelazioni che stanno pubblicando i giornali con licenza di verità (categoria cui ovviamente non appartengono i maggiori tg) ci racconta di coinvolgimenti illustri che, per finalità non ancora chiare ma certamente tutt’altro che nobili, riguardano i maggiori protagonisti dell’impero editoriale berlusconiano e, in più di un’occasione, chiamano in causa lo stesso Presidente del Consiglio, di cui risalta un atteggiamento in cui, accanto a un’abbondanza notevole di ombre, è comunque già in chiara luce una sortita-la telefonata a Marrazzo per segnalargli l’esistenza del video della colpa e la possibilità di tentare di toglierlo di mezzo,acquistandolo- che sempre meno appare il “beau geste”,l’atto di cavalleria verso l’avversario politico di cui il Cavaliere ha parlato nella sua telefonata-show a “Ballarò”:dato che si presume che un Presidente del Consiglio ,più ancora di un comune cittadino,abbia il dovere di consegnare alla magistratura le prove di un reato(quali quelle contenute nel famoso video)di cui viene in possesso. E come se non bastasse tutto questo(i ruoli come minimo ambigui dei Signorini,Feltri,Belpietro,Marina Berlusconi,dello stesso Presidente del Consiglio)ecco apparire sulla ribalta del caso l’imprenditore Angelucci, ,anche lui venuto in possesso del video e anche lui col dente avvelenato nei confronti di Marrazzo (a causa di tagli decisi dalla Giunta regionale del Lazio all’acquisto di prodotti sanitari forniti dalla ditta di cui l’industriale è produttore).L’affare dunque si sta ingrossando enormemente: sotto i nostri occhi e, speriamo, sotto gli occhi della magistratura.
da mariopinzauti
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di cheyenne il 01/1/70
I mal di pancia del PD
A tre giorni dalle primarie del PD, cominciano ad essere evidenti i segnali di malessere di un partito che ancora non c’è. Di un partito che è alla ricerca di se stesso e della futura identità. La battaglia (?) si svolge sul piano del paradosso. Un candidato risponde in tutto e per tutto ad un burattinaio che ha fatto campagna elettorale ventre a terra per riportare indietro l’orologio della storia. Aggrappandosi a idee vecchie e concezione sorpassate della politica-politicata di casa nostra. Nonostante sia stato ministro degli esteri non ha usato quella poltrona per capire il mondo intorno ai palazzi romani della politica. Conosce bene l’arte della trattativa, conosce le manovre del Transatlantico, conosce bene i suoi colleghi ma per due volte è caduto in trappoloni tesi da Berlusconi. Un’altro candidato fonda il futuro partito sulla laicità e poco altro. La laicità è un bene primario ma non basta per dare un orizzonte ai progetti e alle idee per far ripartire un paese. In più sul suo conto gira una brutta storia di falsi rimborsi. Infine, il terzo candidato. Ha ben chiaro cosa dovrà essere il futuro PD. La sua azione e il suo cammino sono guidati da uno spirito etico che fa sperare in una riscoperta di valori e comportamenti. Ma, purtroppo, il suo modo di ragionare è troppo legato al “sistema”, alla legge elettorale, al bipolarismo. Temi importantissimi ma incapaci di fare presa su una opinione pubblica troppo concentrata sui suoi guai e su un Presidente del Consiglio onnivoro e affabulatore che è riuscito a spaccare gli italiani. Vizio antico, quello di spaccarci facilmente, in cui cadiamo spesso. Laici e cattoilici, papisti e anti papisti, guelfi e ghibellini, pro meridione e antimeridionalisti. Sempre pronti a discutere ma poco avvezzi a fare. Eppure nonostante questo quadro, per me, sconsolante, andrò a votare. E invito con forza tutti quelli che ci leggono, non solo a farlo ma anche a farlo fare. Vicini di casa, amici, conoscenti occasionali. Rompete le scatole a tutti ma mandateli nei gazebo. Domenica, sulla base dei numeri,delle persone che saranno andate a votare, ci giochiamo la possibilità di dire con forza a questo governo che quì c’è ancora una democrazia parlamentare. Oppure che abbiamo accettato il populismo peronista, e un po piduista, che ci vogliono imporre.
da luca ajroldi
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di luca ajroldi il 01/1/70
Berlusconi e i magistrati
Chissà quali caratteristiche avrà Sofia, in Bulgaria, per essere così ampia fonte di ispirazione per il nostro Primo Ministro. Nel 2002 gli suggerì l’editto bulgaro con cui allontanò dalla Rai Biagi,Santoro e Luttazzi. Oggi, nuovamente da Sofia, lancia una nuova,grandiosa idea, la riforma della magistratura in quanto, questo il suo ragionamento, non essendo legittimata dal voto popolare come può permettersi di giudicare chi invece lo è ?
Nella sua formazione di palazzinaro/venditore di pubblicità Berlusconi mal sopporta i controlli, le garanzie, i contrappesi. Da imprenditore vede con fastidio chiunque dica: non puoi. Ma non basta. Quell’infarinata di P2, è bene non dimenticarlo, la vicinanza con Bossi sono elementi che contribuiscono a confondere sempre più quelle poche idee già confuse. E così il voto popolare, la voce del popolo, il popolo sovrano finiscono per diventare la strada da percorrere. Berlusconi non sa niente di peronismo, populismo, dittature popolari, non le ha studiate e nessuno dei cortigiani ha il coraggio di dirglielo: sono tutte finite male. Di solito in bagni di sangue o in guerra civile. Noi siamo sulla buona strada. Per il momento la guerra viene fatta attraverso le tv ma se passasse per le strade?
da luca ajroldi
Le quinte colonne
O siamo in presenza di un accesso di cretinismo oppure devo pensare che ci sia un eccesso di malafede. Politologi, commentatori, direttori di giornali, tutti benpensanti di area moderata, si affannano a chiedere di abbassare i toni, di cercare un dialogo. Chissà cosa vorrà dire questa espressione equilibrata e piena di, apparente, buonsenso? Si vuole forse far credere all’opinione pubblica che due fazioni politiche si stanno scontrando all’arma bianca? Si vuole far credere al paese che il tono del dibattito è salito oltre il livello di guardia ? Ma dove vivono e cosa leggono i Giuseppe De Rita, i Ferruccio De Bortoli, i Giampaolo Pansa, i Minzolini al TG1, i politici e altri ancora? Ma non si rendono conto della carica eversiva, populista, antiistituzioni che, quotidianamente viene sparata (e ripresa da tv di proprietà) da Berlusconi, Bossi, Bonaiuti, Gasparri,Cicchitto e dal governo in genere ? Vi sembra un normale dibattito quello in cui il Presidente del Consiglio accusa il Capo dello Stato, la Consulta, la magistratura, la stampa estera di essere anti italiani o di essere “comunisti”? Vi sembra normale che gli avvocati del Primo Ministro inventino la frottola ripetutta e amplificata che Silvio Berlusconi è eletto dal popolo e che ogni critica che gli viene mossa è “un golpe”, un tentativo di ” sovvertire l’esito del voto” ? Io dico che siamo in presenza di una parte cospicua del paese che tenta di ribellarsi a questo regime strisciante. Di una parte, molto ampia, che è completamente confusa e, infine, di un gruppo di potere che approfitta della situazione per dissanguare il paese. Il debito pubblico è fuori controllo, le entrate calano vistosamente, le attività criminali impazzano, la crisi imperversa e noi dovremmo abbassare i toni ? Ripeto o siete ottusi o siete in malafede. Tertium non datur.
da luca ajroldi
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di Emanuele il 01/1/70
Cittadino Berlusconi
Articolo 3 della Costituzione : “tutti i cittadini sono eguali davanti alla legge” . Semplice e comprensibile da tutti, ma proprio da tutti. Bastava tenerlo presente per non incorrere in errori. Bastava averlo davanti agli occhi per evitare di dire assurdità tipo : la legge è uguale per tutti ma non si applica a tutti allo stesso modo (Berlusconi) o altre amenità giuridiche inventate da quel duo di fantasisti della legge che rispondono al nome di Ghedini e Pecorella.
Eppure il semplice riaffermare, da parte della Consulta, un articolo della nostra Costituzione è bastato per far diventare folle di rabbia Berlusconi tanto da dover ascoltare frasi inconsulte tipo: ” Viva l’Italia, viva Berlusconi”. Insomma il Primo Ministro si identifica con il paese, è il paese. Lo incarna. Non ha ricevuto un mandato popolare a termine per governare. Molto di più. Ha ricevuto un’investitura. E questo lo pone sopra gli altri, lo rende differente.
Buona parte del suo elettorato ne è convinta e lo appoggia. Un’altra parte invece si aggrappa a lui, alle sue ricchezze e al suo potere per trarne guadagni leciti o illeciti. Un’altra parte ancora sogghigna ma tace in attesa di raccoglierne le spoglie. L’opposizione ? Già l’opposizione. Defilata, confusa, ancora in mezzo al guado. Da una parte D’Alema e il vecchio schema politico dei partiti e della alleanze, dall’altra Franceschini e un nuovo modo di fare politica, una nuova etica. Il tentativo di costruire aggregazioni e fusioni in grado di far nascere una classe dirigente più giovane e adeguata ai tempi. Non nego che le mie simpatie vadano a Franceschini e alla sua visione della politica pur apprezzando la serietà e la dignità di Bersani. mi auguro che il popolo delle primarie, il 25 dia una dimostrazione imponente della sua presenza e della sua volontà.
da luca ajroldi
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di cheyenne il 01/1/70





