Posts Taggati come ‘sacconi’

Dibattiti

Eluana: l’ultimo scempio alla legge e al corpo

Pronto in tutta fretta il decreto del Governo per fare in modo che non si possa bloccare alimentazione e idratazione dei pazienti in stato vegetativo. Se così fosse si sarà consumato l’ultimo strappo alla costituzione, alla separazione dei poteri, innescando uno scontro tra politica e magistratura senza precedenti nella Repubblica Italiana. Portabandiera di questa incredibile e assurda battaglia il ministro Sacconi che dice: “Sarebbe comunque paradossale che Eluana Englaro dovesse essere l’unica persona a morire sulla base di una volontà presunta – afferma in una nota il Ministro del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali, Maurizio Sacconi – dal momento che la futura legge sulla fine di vita non potrà non recepire il principio, contenuto nelle proposte dei diversi schieramenti, a proposito di una volontà che deve essere esplicita e certificata, ma che mai può essere indirettamente ricostruita”. Intanto il padre di Eluana Englaro accusa: “Contro mia figlia violenza inaudita. Quando Eluana non ci sarà più, dice il padre, rientrerò in una dimensione umana, perchè finora ho vissuto in una dimensione disumana. Mia figlia è stata violentata, continuamente invasa nel suo corpo, oggetto di una violenza che lei avrebbe definito inaudita, inconcepibile e inaccettabile”.
Non avrei mai pensato, concludo, di dover assistere a questo. L’Italia non è più un paese civile.

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feb  09
5
alle 06:10
da luca ajroldi

Ultimo commento:

di cheyenne il 01/1/70

La Giustizia italiana è stata chiarissima! Vi è una sentenza della Cassazione, vale a dire l'ul...

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Il prezioso Pannella

Quante volte ci è parso un cocciuto rompiballe, maestro nell’arte di complicare i problemi difficili anziché aiutarne la soluzione. Vedi, per guardare ai tempi più recenti, la sua ostinata difesa del preteso diritto del senatore Villari a mantenere la presidenza della Commissione di Vigilanza sulla Rai. Ma ci sono stati momenti-vedi le battaglie per il divorzio e per l’aborto-che non solo lo hanno riscattato ma ne hanno fatto un importante, talvolta prezioso crociato di grandi battaglie ideali, Momenti che, per fortuna, nonostante la sua età ormai veneranda, la sua salute malferma non sono finiti. Infatti è altamente probabile che senza la denuncia di Marco Pannella-è di lui che stiamo parlando-la Procura della Repubblica di Roma non avrebbe preso l’iniziativa di iscrivere nel registro degli indagati il Ministro del Welfare e della Sanità Maurizio Sacconi, accusato di avere impedito alla clinica”Città di Udine” di rendere esecutiva la sentenza emessa prima dal Tribunale di Milano e poi dalla Cassazione sul caso di Eluana Englaro,Com’è noto la clinica stava predisponendo l’attuazione delle due sentenze,con le quali si era ritenuto giusto di por fine allo stato di vita puramente vegetativa in cui da diciassette anni si trovava la ragazza,accogliendo così la richiesta espressa più volte in questo senso dai familiari di Eluana, quando è pesantemente intervenuto il ministro Sacconi ,il quale ha fatto presente alla direzione della “Città di Udine” che essa rischiava di perdere i rimborsi dovutigli dal Servizio Sanitario Nazionale per le degenze dei suoi pazienti..Con questo e vero proprio ricatto la clinica è stata così costretta a rivedere una decisione presa liberamente e in ossequio alle sentenze della magistratura dalla sua direzione e dalla sua equipe medica e ha rifiutato di accogliere Eluana per l’ultimo viaggio.Il fatto è stato e resta di una gravità senza precedenti perché,come notava Eugenio Scalfari dpmenica su “La Repubblica”,quando la volontà di un uomo di governo impedisce l’esecuzione di una sentenza esecutiva della magistratura,”vuol dire che lo stato di diritto non esiste più”.C’era dunque abbastanza,anche di più,perché in Parlamento il Pd e l’Idv mettessero sotto accusa il governo per avere inferto una gravissima ferita alla democrazia.Purtroppo, però nessuno è andato oltre qualche timida,appena sussurrata protesta.Salvo i radicali e Pannella personalmente.E’ grazie a lui se questo caso enorme resta aperto e si può ancora sperare in una soluzione grazie alla quale l’Italia e gli italiani possano tentare di salvare la faccia.

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gen  09
19
alle 04:20
da mariopinzauti

Ultimo commento:

di Il prezioso Pannella | Attualita' il 01/1/70

[...] LEGGI L’ARTICOLO ORIGINALE Quante volte ci è parso un cocciuto rompiballe, maestro nell’...

Sulla graticola

Un ministro impresentabile

Nel dicembre 2008, con l’aria che tira, in particolare con la crescita della disoccupazione, con le difficoltà per il rinnovo dei contratti di lavoro e per la gestione della Cassa Integrazione ci vorrebbe in Ministro del Lavoro che unisse in se stesso la genialità di Pico della Mirandola e di Albert Einstein. Nell’Italia fine 2008 tale carica di governo è invece affidata a Maurizio Sacconi, che ha anche la responsabilità dei problemi della salute e che si distingue per una serie d’imprese che lo destinano a essere ricordato nella storia patria non come un geniale statista ma come un pirla e come tale vergogna per il governo oltre che per se stesso. Ha cominciato a guadagnarsi questo titolo di merito mettendo i bastoni tra le ruote a una serie di trattative per il salvataggio di aziende in difficoltà (ad esempio l’Alitalia), in questi giorni ha raggiunto il massimo e il peggio prima pronunciandosi contro la sentenza che permetterà a Eluana Englaro di spengersi serenamente dopo 17 anni di vita vegetativa, poi prendendo a esibirsi in salti mortali doppi e tripli pensati e attuati per tentare di evitare che tale sentenza divenga operativa in una clinica di Udine da lui addirittura fatta oggetto di intimidazioni e minacce che esulano dai suoi poteri. La Cassazione e la Corte d’Appello di Milano l’hanno invitato a ritrovare il senno oltreché a rispettare le leggi. Che pensa di tutto questo Berlusconi? Finora tace. E fa male. Perchè se non si affretta a dire la sua il rischio che il fango sparso da Sacconi arrivi fino a lui e lo coinvolga si farà sempre più serio.

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dic  08
19
alle 08:06
da mariopinzauti

Notizie

In attesa del bilancio finale

In attesa di poter fare una lettura attenta delle carte, accompagnata da qualche riflessione, sia sul risultato ottenuto, sia sul comportamente dei singoli protagonisti ( anzitutto Berlusconi, opportunamente scomparso in Umbria per una non rinviabile cura al mal di schiena proprio il giorno della firma dell’accordo), ci pare di poter dire già da subito che la conclusione, speriamo non temporanea, del dramma Alitalia sembra presentare almeno un dato sicuramente positivo. Essa ha riportato la trattativa sindacale sui binari che deve avere in un paese democratico:quelli di un confronto tra le parti da cui esce, se ci sono le condizioni, l’accordo per la soluzione di una vertenza,oppure una rottura cui possono seguire proteste, agitazioni, scioperi. Fino alla settimana scorsa la proposta di soluzione avanzata dalla Cai su chiara richiesta, anzi imposizione del governo era stata invece, per dirla con le parole di Epifani, una pistola puntata alla testa dei sindacati, condotta con il fair play di chi invita la controparte a “mangiare questa minestra o saltare da quella finestra”. Cisl,Uil e Ugl l’avevano accolta.Cgil e Anpac l’avevano invece respinta con tutto lo sdegno che era meritato da un tentativo di umiliare diecine di migliaia di lavoratori e lo stesso sindacato..Per questo un Berlusconi non ancora in trasferta sanitaria in Umbria e i suoi scudieri avevano accusato le due organizazioni di essere le responsabili della rovina,secondo le stesse fonti ormai inevitabile,dell’Alitalia e dei suoi dipendenti.Quest’attacco ingiusto, incivile è stato sostenuto dalla gran parte dei mezzi di comunicazione e da un improvviso fiorire di organizzazioni crumire,richiedendo,da parte dell’Anpac e della Cgil,specialmente di quest’ultima, un duro controllo di nervi:che però è stato alla fine premiato quando,prima di far precipitare l’Alitalia nel baratro da essi stessi creato,governo e Cai hanno scaricato le loro pistole e proposto una minestra alternativa.Da un minuto all’altro l’impossibile è diventato possibile,si sono poste le condizioni per un presente e anche un futuro decenti per Alitalia.E la trattativa sindacale ha tornato ad essere un civile e positivo confronto tra le parti:come sempre deve essere in democrazia. Ma sarebbe stato possibile questo risultato senza la dura resistenza di Cgil e Anpac?

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set  08
25
alle 11:00
da mariopinzauti

Notizie

La parata delle infamie

Sugli ultimi sviluppi della tragedia dell’Alitalia ha detto tanto, e bene, Luca Ajroldi. Qualcosa però si può, anzi si deve ,aggiungere, tra l’altro, la segnalazione della parata d’ infamie che si sta mettendo in scena sulle spoglie delle vittime-lavoratori, viaggiatori, prestigio nazionale- con la complicità dei grandi mezzi d’informazione. Il ministro del Welfare (!) dichiara il suo sdegno davanti al pubblico dei telegiornali perché, dice, si è persa l’opportunità di dare un lavoro ai 12.500 che sarebbero stati assunti dalla CAI. Omette di precisare che questo sarebbe avvenuto contestualmente al licenziamento di 20 000 dipendenti di Alitalia e Air One. Berlusconi, rispondendo alle domande dei giornalisti, parla di responsabilità politiche nell’andamento della vicenda, dimenticando di ricordareche il primo politico a metterci naso e zampe è stato lui, e già dall’aprile scorso , quando ancora era possibile una soluzione decente (con l’AirFrance). Le organizzazioni che ormai stanno facendo carte false per aggiudicarsi il ruolo di “sindacati gialli”, al servizio del padrone di turno-parliamo della Cisl, della Uil e dell’Ugi- reclamano il crucifige della Cgil , la quale, secondo loro avrebbe fatto naufragare l’accordo negando la sua firma. Evitano di precisare-come opportunamente fa invece Epifani- che l’accordo non poteva essere chiuso fino a quando, riguardando una compagnia di navigazione aerea, esso non avesse ottenuto il consenso dei lavoratori che assicurano l’operatività di tale compagnia, i piloti, gli assistenti di volo, le hostess, in altre parole gli addetti alla navigazione. Il conduttore del Tg 1 delle 20 di giovedi 18 settembre, il giornalista Sassoli, una volta ritenuto di simpatie di sinistra, informando sugli applausi con cui diverse centinaia di dipendenti dell’Alitalia hanno commentato l’annuncio del mancato accordo paragona il loro comportamento a quello dei musicisti che, sul Titanic, continuavano a eseguire motivi ballabili mentre la nave si stava inabissando ma non riferisce quanto era scritto sui cartelli dei manifestanti, ”meglio falliti che venduti ai banditi”. Depura quindi la notizia del suo elemento più coinvolgente e giornalisticamente di maggiore spessore, cioè lo scatto di orgoglio di tanti uomini e donne che stanno perdendo il loro posto di lavoro ma-a differenza purtroppo di un buon numero di giornalisti- non rinunciano alla propria dignità.

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set  08
19
alle 08:48
da mariopinzauti

Ultimo commento:

di mario pinzauti il 01/1/70

cari Emanuele e Daland,avete perfettamente ragione.Lo ribadirò con il prossimo post.

Notizie

Una bacchetta non più magica

Un lettore, Walter, a commento del mio ultimo post sulla tragedia dell’Alitalia, mi accusa di aprioristiche posizione antigovernative, ignorando, dimenticando, od oscurando alcuni fatti su cui cade inesorabilmente lo sguardo della gran parte di coloro che si occupano dell’argomento. Primo tra tutti la discesa in campo di Berlusconi poche settimane prima del voto di aprile , il suo pressante appello a non consegnare la compagnia di bandiera in mani straniere (Air France) e la sua promessa di risolvere o far risolvere il problema all’italiana, affidandolo a una cordata nazionale, ponendo,come sole condizioni, la concessione di qualche mese per la conclusione dell’operazione e ,se possibile, il sostegno di un prestito pubblico. Bene, una volta ancora nella storia patria la bacchetta magica del grande incantatore colpì e lasciò il segno, grazie all’ambigua disponibilità di alcuni sindacati (anzitutto l’organizzazione dei piloti e la Cisl ) e all’ inspiegabile atteggiamento remissivo del governo allora in carica (quello di Prodi),il quale arrivò a concedere il prestito sollecitato, nonostante le obiezioni della Commissione Europea. Le”mani straniere” furono così indotte a lasciare la presa e svanì la prospettiva di una soluzione che non prometteva miracoli, annunciava qualche sacrificio e rinuncia ma evitava lo sbocco da ultimi giorni di Pompei che oggi ci troviamo davanti con la dissoluzione dell’azienda, un numero di esuberi (in italiano volgare licenziamenti) superiore a ogni previsione, l’umiliazione professionale della gran parte di coloro cui,forse, verrà ridato un lavoro, la mortificazione delle loro organizzazioni sindacali e, come sintesi di tutto, quale che sia la conclusione, l’immagine del fallimento di una politica bugiarda e disonesta. Fallimento oltretutto non isolato. Avete letto i risultati dell’indagine che presenta Roma come la città più impaurita del mondo e conferma dunque la sconfitta della politica di sicurezza ? E tenete d’occhio gli esiti delle mediazioni italiane per la soluzione della crisi della Georgia, personalmente orchestrate da Berlusconi in virtù di amico sia di George che di Vladimir? E non avete dunque il forte dubbio che la famosa bacchetta magica abbia perso i suoi poteri?

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set  08
16
alle 07:53
da mariopinzauti

Ultimo commento:

di Emanuele il 01/1/70

purtroppo DALAND ha ragione.... il sondaggio di repubblica parla chiaro, e soprattutto agli occhi...

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Una vergogna italiana

Comunque si concluda la vicenda dell’Alitalia, mentre scriviamo sottoposta a massaggio cardiaco da stregoni e apprendisti stregoni, è fuori dubbio che essa si è guadagnata tutti i requisiti per consegnarsi alla storia patria e alla sbalordita attenzione dell’opinione pubblica internazionale come una vergogna senza precedenti,come tale abbondantemente sufficiente a sgretolare quanto possa restare del credito di chi l’ha provocata,il governo in carica,il suo capo in particolare e alcuni avventati leader sindacali,primo tra tutti il segretario generale della Cisl, Bonanni.Il fatto che questa vergogna potesse essere evitata,che la trattativa avviata con l’Air France potesse garantire una soluzione non miracolosa ma decente,in grado di limitare le tragiche conseguenze oggi inflitte alle diecine di migliaia che perderanno il lavoro sia tra i dipendenti dell’Alitalia che tra quelli delle aziende che operano per l’indotto e in grado anche di salvare il prestigio internazionale della compagnia non è più negato da nessuno,neppure verrebbe da dire,da Berlusconi che non a caso non parla più e tanto meno si fa vedere alle trattative,mandando avanti,come carne da macello,le sirene sempre più sfiatate e stonate di Letta, Sacconi, Mattioli e altri costretti al ruolo di volontari della morte. Pateticamente solo Bonanni tenta di recuperare un minimo di verginità ma il latte che ha contribuito a versare ha ormai bruciato la sua stessa credibilità e danneggiato, purtroppo, di riflesso anche quella di organizzazioni sindacali che, a differenza della sua, si erano rifiutate di sostenere la spregiudicata manovra elettorale di Berlusconi, la favola della cordata italiana che ha portato tanti voti al Popolo della Libertà e ora è pagata con la disperazione di tante diecine di migliaia di persone professionalmente umiliate o addirittura in procinto di finire sul lastrico. Altrove quest’infamia scatenerebbe una corale richiesta di voto anticipato, oceaniche manifestazioni di piazza,e il sostegno,a tutto questo,d’indignate campagne di stampa. Da noi forti e chiari sono solo il pianto e la rabbia delle vittime. Almeno per ora

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set  08
13
alle 12:56
da mariopinzauti

Ultimo commento:

di camillo il 01/1/70

Come ex attivista FIM-CISL ai tempi di Pierre Carniti, Bonanni porta vergogna al Sindacato. Uno c...

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Paura di volare

Vista così, accanto alla gente di Alitalia distrutta dall’ansia e dalla rabbia, la vicenda della Compagnia di Bandiera è lo specchio di questo paese.
Piloti ed equipaggi, grazie alla connivenza di un sindacalismo d’accatto e una dirigenza imbelle, hanno goduto di piccoli privilegi,facilitazioni,lasssismo.
Sindacati.Incapaci, boriosi, supponenti, senza nessuna conoscenza della specificità e complessità del trasporto aereo hanno vissuto per anni e anni in bilico tra l’ombra della Magliana e fughe barricadere. In questo modo, quasi mai hanno fatto l’interesse dei lavoratori. I Piloti sono un discorso a parte. Più che un gruppo di lavoratori sono stati una lobby di ferro, usata dalla compagnia contro gli altri lavoratori, e i piloti hanno ottenuto in cambio pesanti privilegi.
Alitalia, come qualiasi società statale, rai enel ecc. ad un certo punto della sua storia si è trasformata in ammortizzatore sociale, si è riempita di dipendenti in eccesso magari anche privi di specificità professionali.
La politica ha lasciato correre finchè non si è resa conto che il carrozzone poteva essere merce di scambio. Ed allora sono cominciati i disastri peggiori. Trombati, incompetenti, seconde file, riciclati, sisono succeduti alla guida del gran carrozzone. Ciascuno dando un’impronta estemporanea ed opposta a quella di chi lo aveva preceduto provocando guasti su guasti. Malpensa è stato il colpo finale.
Gli imprenditori? Ultimi arrivati sono lo specchio fedele di un capitalismo da rapina, gretto e miope, amante del monopolio e dei conflitti d’interesse, legato agli sponsor politici, incapaci di mettere su un impresa usando gli strumenti del libero mercato e non quelli delle navi negreriere. Ripassate mentalmente i nomi delle aziende che partecipano alla spartizione delle spoglie e li vedrete, giganteschi.
E questa, second me, è la foto, abbastanza fedele, del nosrto paese. Quali conseguenze possiamo trarne? Sono convinto che il fallimento vero di Alitalia e di Air One, porteebbe in Italia, il le altre compagnie, farebbe nasceere delle offerte e ci sarebbe un quasi totale riassorbimento dei lavoratori. Così è accaduto ovunque, perchè da noi non dovrebbe?

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set  08
13
alle 09:31
da luca ajroldi

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di Emanuele il 01/1/70

Gentile Dr. Ajroldi,
finalmente anche Lei ha avuto modo di sottolineare che del riassorbimento de...

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Alitalia: post mortem

Stanno cominciando a venire fuori cifre ballerine che lasciano perplessi.
Governo e acquirente partono da un dato: sono 17.500 i lavoratori effettivi Alitalia e AirOne, al netto – come ha precisato pià volte Sacconi, di precari e contratti a termine. Alcuni sindacati, tra cui Sdl, obiettano che solo quattro mesi fa, al tavolo con Air France, gli stessi lavoratori erano 18.350 solo Alitalia e tremila quelli AirOne per un totale di 21.350. Come fanno ad essere diventati 17.500?
Sono i 3.000-3.500 i lavoratori precari di Alitalia e AirOne, steward, hostess, uomini e donne con alle spalle chi quattro chi cinque anni di contratti a tempo determinato. E che ora sono improvvisamente spariti da ogni conto e previsione: non sono contati tra i 17.500 lavoratori di Alitalia e AirOne da ricollocare. “Come in ogni trattativa del genere” ha detto ieri il ministro Sacconi – i lavoratori a tempo determinato e precari non sono considerati”.
Dunque, non esistono. E come la mettiamo con le loro storie, la loro vita, le loro famiglie? Chi se ne occuperà visto che ci sono sindacalisti euforici per la ripresa delle trattative. Bonanni (CISL) ad esempio, appena 4 mesi fa aveva giudicato irricevibile la proposta Air France che prevedeva 2200 esuberi. E oggi che ne mettono a spasso il triplo come mai è così felice?

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set  08
5
alle 05:00
da luca ajroldi

Ultimo commento:

di Carlo il 01/1/70

Per Alessandro... Mi spiace che tu sia sulla corsia di marcia per perdere il lavoro... Ho vissuto...