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L’autunno del regime
Evidentemente la paura la fa da padrona. Se c’è una razza indisciplinata, un po cinica, vagamente anarcoide è quella dei giornalisti. Ora sentire e leggere questo coro sottotono, monocorde di tutto va bene madama la marchesa ( tranne le poche e lodevoli eccezioni) fa male al cuore. Forse sarebbe il caso di cominciare a parlare apertamente di fascismo e di regime. Certo, sono mutate le forme di controllo, non c’è più l’olio di ricino ma c’è in cambio ” Il Giornale” che bastona e lancia avvertimenti. Non c’è il passo romano e il minculpop ma in cambio abbiamo l’occupazione totale o quasi della Rai e la sua omolagazione con Mediaset. Non c’è l’ OVRA ma ci sono sempre le deviazioni nei servizi e gli utili idioti che fanno finta di non vedere e sentire. Le famigerate “toghe rosse” sono uno sparuto gruppetto di magistrati che tenta di fare il proprio mestiere, gli altri si sono messi al passo ( tutti tengono famiglia, ecchediamine). Eppure nonostante l’evidenza dei fatti, nonostante quello che abbiamo davanti agli occhi tutti i giorni la parola regime non esce fuori. I giornali di mezzo mondo già parlano di un’Italia che si allontana dalla democrazia. La crisi economica ( negata, coperta, smentita) viene fuori in tutta la sua drammaticità. Il regime compra i consensi utilizzando i soldi dello stato ( ovvero dei cittadini). Chi sta pagando i debiti dell’Alitalia risanata e depurata ora in mani private? Chi paga il denaro del faraonico G8 alla Maddalena poi spostato all’Aquila? Chi sta pagando i guasti della “monnezza” napoletana ( nascosta sotto il tappeto) e ancora non risolta? Libertà di stampa, ricerca, scuola, innovazione, tutto scivola verso una “mancanza di conoscenza” che assomiglia sempre più ad un suicidio
da luca ajroldi
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di antonio germino il 01/1/70
Il martirio dei terremotati
I riflettori sull’Aquila si stanno spengendo. Dei drammi quotidiani o delle ansie della gente interessa meno. Tutti pronti a ripartire quando consegneranno le case, quando Berlusconi indosserà il casco da muratore e farà uno smagliante sorriso. Nel frattempo comincia lo smantellamento delle tendopoli ma per gli sfollati non c’è pace. Spostati e smistati come pacchi mantre in città comincia a fare freddo. Solo gli abitanti di Onna sono contenti delle loro case di legno, ma nessuno vi ha raccontato come le hanno ottenute: gli abitanti hanno minacciato una rivolta contro la «deportazione» in quelle Case antisismiche previste a chilometri di distanza. La loro richiesta è stata accolta dalla Croce Rossa e dalla Provincia di Trento, che in pochi mesi hanno allestito un villaggio di case di legno- a fianco del paese distrutto – dove i terremotati potranno attendere la ricostruzione delle loro abitazioni.
Dopo piazza D’Armi, anche le altre tendopoli dell’Aquila saranno chiuse e i problemi purtroppo non mancheranno. Quasi tutti i posti letto – nella caserma del G8, negli hotel della costa e della montagna – sono già stati occupati dagli ex ospiti della tendopoli più grande. Il piano del governo, che ha puntato tutto o quasi sulle Case, le palazzine su piattaforma antisismica, mostra tutti i suoi limiti. In piazza Duomo, sabato pomeriggio, si sono riuniti i Comitati dell’Aquila, cittadini che vogliono decidere il loro futuro e che non vogliono accettare supinamente le scelte della Protezione civile.
I Comitati hanno fatto i conti. «Con 838 milioni spesi per le tendopoli (30 euro al giorno), alberghi (52 euro al giorno) e Progetto Case (2.700 euro al metro quadro), ci saranno 16.000 posti letto pronti a dicembre. Con gli stessi soldi spesi per case di legno (750 euro al metro quadro) e moduli removibili di lusso (1.000 euro al metro quadro) ci sarebbero stati 39.000 posti letto pronti a settembre. Voi cosa avreste scelto?».
da luca ajroldi
Qualche parola di troppo
Un produttore di parole tanto prolifico come lui mai si era visto e sentito. Nessuna meraviglia dunque se nel suo fiume, anzi tsunami verbale spesso e volentieri entra una parola o addirittura una frase di troppo, di quelle di cui se potesse -ma non può- egli cancellerebbe volentieri il ricordo non solo nella sua mente ma sopratutto nella mente di coloro i quali le hanno ascoltate e, in qualche caso, messe addirittura da parte, in attesa del momento buono per utilizzarle. E’successo perfino nella terra che, sempre a parole (dato che i fatti, pubblici e privati, lo obbligano a tante presenze altrove), egli ha scelto come sua sede preferita, l’Abruzzo, la sciagurata regione che, dopo il terremoto, ha beneficiato di sue promesse mai profuse a favore di altre parti d’Italia, promesse belle, straordinarie ma in parte condannate in partenza a essere fatte solo di parole, di quell’eccesso di parole che, troppo spesso il nostro non riesce a limitare, a tenere almeno entro i limiti della credibilità. Lo sta dimostrande il caso del signor Antonio Bernardini, terremotato dell’Aquila, impossibilitato a tornare nella sua casa gravemente lesionata dal sisma.Quando,in un pubblico discorso, pochi giorni dopo la catastrofe, Berlusconi asserì di essere disponibile a ospitare in una delle sue case qualcuna delle famiglie rimaste senza tetto Bernardini , come diretto interessato, prese nota del solenne impegno del premier e al momento buono, quando in questi giorni ha presentato domanda per un alloggio in affitto, ha scritto che , se possibile, vorrebbe andare ad abitare a Palazzo Grazioli, a Roma, oppure a Villa Certosa ,in Sardegna.” Ma questa è una provocazione”,ha commentato l’impiegato cui il Bernardini ha consegnata la domanda.”Ma come si permette di pensarlo?”, ha replicato indignato il terremotato””. Io chiedo-ha aggiunto-solo quello che ha promesso Berlusconi, il presidente del consiglio,dunque una persona seria.”Seria sicuramente nelle parole. Nei fatti lo si vedrà in base all’esito della domanda di Bernardini.
da mariopinzauti
Dove volano gli asini
Secondo Maroni (dichiarazione di pochi giorni fa) per la ricostruzione delle zone terremotate dell’Abruzzo serviranno 12 miliardi di euro. Secondo Matteoli (ministro dello stesso governo di cui fa parte Maroni) ne serviranno molti meno (dichiarazione di ieri sera). Secondo Tremonti e Berlusconi (dichiarazioni di qualche settimana fa) per disoccupati, precari e altre vittime della crisi il governo non può fare più di quanto ha fatto perché non ci sono disponibilità nelle casse dello stato. Secondo Tremonti e Berlusconi (dichiarazioni più volte ripetute in questi giorni) per la ricostruzione dell’Abruzzo non saranno necessari nuovi prelievi fiscali né tagli a spese già programmate (tipo il ponte sullo stretto di Messina) perché i soldi nelle casse dello stato ci sono.
Poichè -sia vera la valutazione di Maroni o quello di Matteoli- si tratta comunque di miliardi, miliardi di euro (ogni miliardo di euro è pari a poco meno di 2 mila miliardi di vecchie lire,non di bruscolini) è da chiedersi come la somma necessaria per la ricostruzione dell’Abruzzo sia stata miracolosamente trovata dopo che, appena poche settimane fa, veniva data per inesistente. E’una domanda cui nessuno risponde e alla quale nessuno sembra avere intenzione di rispondere: nella convinzione -purtroppo confermata dai sondaggi,gli ultimi compresi- che il popolo italiano sia ormai in gran parte costituito da uomini e donne che passano le giornate con il naso in aria,in attesa di vedere -e naturalmente applaudire- gli asini che volano.
da mariopinzauti
Le passerelle continuano
Sta davvero avendo un inatteso esito l’appello che qualche giorno fa Berlusconi ha rivolto agli uomini politici di notorietà nazionale perché evitino l’andirivieni tra Roma e l’Aquila per fare passerelle mediatiche tra i terremotati. Renato Schifani, presidente del Senato, è andato in Abruzzo per due giorni consecutivi, la seconda volta facendosi accompagnare anche dalla moglie. Ieri è stata la ministra dell’Istruzione Gelmini a organizzarsi un viaggio trionfale all’Aquila e dintorni cogliendo l’occasione per annunciare che dall’indomani, cioè da oggi, le scuole delle zone colpite dal sisma avrebbero ripreso la loro attività, cosa purtroppo difficile da realizzarsi dato che, come ha detto al Tg1 Bertolaso, buona parte degli edifici scolastici restano inagibili e non esiste per ora la possibilità di sostituirli in quantità apprezzabili con tende e altre soluzioni di fortuna. La Presidenza del Consiglio, confermando quanto aveva già detto Berlusconi, ha annunciato che la prossima riunione del governo si terrà all’Aquila anche se sarebbe stato più agevole organizzarla a Palazzo Chigi, a Roma, anche se questa sede istituzionale offre certamente minori spunti per una strumentalizzazione demagogica particolarmente utile in questo periodo di campagna elettorale per le europee. Stringi stringi, in definitiva, a evitare le passerelle mediatiche, finora sono stati soltanto in tre: Casini, Franceschini, Di Pietro. Ma chissà se Berlusconi non si aspettasse e volesse proprio questo. .
da mariopinzauti
Le passerelle mediatiche
Nel corso della giornata pasquale trascorsa nelle zone del terremoto Silvio Berlusconi, cogliendo l’occasione di un incontro con i giornalisti, ha rivolto un fermo appello a uomini di governo, parlamentari, esponenti di partito affinchè all’ Aquila e dintorni, in questi giorni di lutto e sofferenza, siano evitate le passerelle mediatiche. Poiché del destinatario (o dei destinatari) dell’invito il primo ministro non ha precisato con chiarezza l’identità, si è aperto ed è ancora in corso un dibattito tra gli operatori dell’informazione per stabilire, senza ombra di dubbio, a chi il capo del nostro governo abbia voluto rivolgersi. Non certamente al Capo dello Stato che, come tutti ricordano, ha invitato fotografi e teleoperatori a “non rempere”e a tenersi lontani da lui nei momenti della sua presenza in Abruzzo. Nemmeno all’odiato ma accorto Franceschini che all’Aquila è riuscito addirittura a far perdere le sue tracce ai cacciatori di notizie e d’immagini dei giornali stampati e della radiotelevisione. C’è chi ha espresso l’ipotesi che oggetto dell’appello potesse essere la seconda carica dello stato, il Presidente del Senato Schifani che non pago di aver seguito i funerali delle vittime dalla prima fila dell’accademia della Guardia di Finanza dell’Aquila è tornato il giorno dopo assieme alla moglie, nell’occasione rilasciando dichiarazioni a fiume e per questa sua loquacità guadagnandosi una reazione di fastidio da parte di una volontaria del soccorso. A prima vista viene da pensare che possa essere lui la persona, anzi personalità cui è arrivato l’invito-ordine a evitare le passerelle mediatiche. A seconda vista, cioè dopo essersi bene guardati in giro e aver dedicato al caso qualche secondo di riflessione,ci appare però una persona anzi personalità che nelle passerelle mediatiche abruzzesi si è esibito come nessun altro. Dalla mattina del 6 aprile, cioè da poche ore dopo il terremoto, Berlusconi è stato all’Aquila cinque volte. Ogni volta ha tenuto una conferenza stampa, ha rilasciato dichiarazioni a giornali di ogni tipo, ha partecipato, nelle vesti di primus senza pares, a Porta a porta, Matrix e frattaglie varie. Nasce quindi il dubbio che con quell’appello a evitare le passerelle mediatiche egli abbia fatto capire che nell’immediato avvenire starà più calmino e zittino, oppure che abbia voluto ammonire governo, maggioranza, minoranza, anche turisti in visita in Italia che apparire e parlare spetta solo a lui. Delle due, francamente, la seconda ipotesi ci sembra la più credibile.
da mariopinzauti
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di cheyenne il 01/1/70
Lo sfruttamento del dolore

Lo sappiamo, non si può resistere alla tentazione di andare sui luoghi del terremoto. Un po’ è la curiosità di vedere una città distrutta, piegata su se stessa, implosa. Un po’ è la voglia di apparire, di mettersi in mostra, di esserci. Di sfruttare, con poca fatica il dolore e il dramma di altri.
E’ quello che accade all’Aquila e in Abruzzo in questi terribili giorni che ci hanno fatto passare la voglia di scherzare. Eppure, ogni giorno, Ministri con codazzo al seguito distolgono gente che sta lavorando duramente e senza soste da oltre 70 ore per apparire in tv, farsi fotografare e rilasciare interviste. Mezzo governo è presente sui luoghi del disastro con relativo strascico di giornalisti e televisioni. E tutti fanno lo stesso giro.
Si comincia con Onna, ridotto ad un paese fantasma, poi si continua con il Duomo, con l’Ospedale e la Casa dello Studente. Tutti fanno “riunioni operative”, tutti danno disposizioni, impartiscono ordini. Continua a leggere… »
da luca ajroldi
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di lucio il 01/1/70
Berlusconi: attento a stroppiare!
In questi giorni di strazio nazionale abbiamo evitato ogni forma di polemica politica su qualsiasi tema:perfino su quelli (vedi le ronde) che poco o niente hanno a che fare con la tragedia dell’Abruzzo. D’accordo con il nostro capo e maestro Luca Ajroldi ci siamo finora anche astenuti dall’esprimere una sia pur minima osservazione critica sull’iperattivismo di Silvio Berlusconi. L’Abruzzo, l’Italia, in questo momento, come ha scritto Ajroldi, ha bisogno di gente che faccia e pazienza se a fare, e molto, è Silvio Berlusconi. A una condizione però: che cioè il suo troppo non sia tale da stroppiare. Altrimenti c’è il rischio di sciupare la forma e la sostanza di tanto impegno: a danno dell’immagine della persona che con tanta insistenza si pone in primo piano; e anche dell’Abruzzo. Chiudere la porta di fronte alle offerte di collaborazione di altri paesi, in nome di un asserito primato mondiale della protezione civile italiana, rischia di diventare una forma di protezionismo del dolore tanto più assurda e anacronistica in un mondo in cui la globalizzazione ci costringe ad affrontare insieme ogni forma di crisi. Stabilire, per i fondi promessi dell’America, una precisa destinazione (i monumenti storici e le chiese) senza che il donatore si sia espresso in merito può apparire a qualcuno-compreso chi sta alla Casa Bianca-come una ricaduta della megalomania di cui, almeno in questa circostanza, il mondo si aspettava che il nostro premier non desse prova. L’occupazione totale, permanente della scena mediatica, tenendone fuori, almeno nel ruolo di protagonisti, gli altri membri del governo e gli alti funzionari cui sarebbe spettato, istituzionalmente,di dare le notizie sui morti,i feriti, i danni,può essere visto da qualcuno come una conferma del culto della propria personalità espresso da i Berlusconi anche quando, di fronte al lutto nazionale, dovrebbe essere l’umiltà a prevalere. Bravo, dunque, il nostro primo ministro per il tanto che ha fatto e fa.Stia attento però- per rispetto verso le vittime e di tutto il paese,oltrechè nel suo stesso interesse- a non superare i limiti oltre i quali la sua campagna per la solidarietà all’Abruzzo e la rinascita di questa regione può assumere le sembianze di strumento di campagna elettorale.
da mariopinzauti
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di mario rossi il 01/1/70
Il martirio dell’Abruzzo
Ancora scosse, forti, fortissime. Schicchere pazzesche che non danno tregua. E loro, gli sfollati, 17 mila persone, non vogliono lasciare la città, il paese, anche se è stato raso al suolo. Dicono che è la paura di “sradicarsi”, di non tornare più. Berlusconi in questo momento non è più il Premier, il presidente del Consiglio, il presidente del PdL e tutto il resto. Ora fa l’addetto stampa dei terremotati. Rilascia le informazioni ai giornali. Si impegna, promette, torna sui luoghi. E’ veramente l’uomo del “fare” a cui la politica, il Parlamento, le mediazioni sono estranei e fastidiosi. Coraggio Berlusconi, datti da fare. E’ in questo ruolo che dai il meglio di te.
Per offrire alloggio ai terremotati si può contattare la protezione civile al numero verde 800860146 oppure scrivere alla email ufficiovre@protezionecivile.it.
Chi può, li contatti, offra concretamente da dormire, un pasto caldo e un tetto sicuro. Oggi questa gente dura, gentile e riservata ha bisogno di tutti noi. E noi glielo dobbiamo.
da luca ajroldi
Il terremoto in Abruzzo: Bertolaso vs Giuliani
La Rete si è schierata. Come racconta Vittorio Zambardino nel suo Scene Digitali : “Su Facebook esplode la solidarietà per l’anti Bertolaso”. In poche parole, Giampaolo Giuliani che ha inventato il “precursore sismico” aveva detto che ci sarebbe stata una forte scossa di terremoto in Abruzzo. I giornali ne avevano parlato e Bertolaso, capo della Protezione Civile, lo ha querelato per procurato allarme. Oggi Giuliani pretende le scuse e la Rete sta con lui. Guelfi e Ghibellini, sempre. Il destino di un paese che preferisce non ragionare ma adora prendere posizione ascoltando la pancia o il cuore. proviamo a fare un filo di luce. L’Abruzzo è zona sismica. Chi ci è nato, chi ci abita conosce la convivenza con le scosse, con lo sciame sismico. Dire dunque che ci sarà un terremoto è una previsione vuota di significato se non puoi dirmi dove e quando e in quale zona. Altrimenti bisognerebbe mettere gli abitanti di una intera regione fuori di casa per un numero x di giorni finchè non si verifica l’evento. Abbastanza utopico, non vi pare? Adesso andiamo dall’altra parte. C’era bisogno di querelarlo ? Non sarebbe bastato un incontro, magari una raccomandazione ? Oppure Bertolaso si è trovato di fronte un rappresentante “dell’italica stirpe di inventori e genii incompresi” che voleva pubblicizzare il suo ingegno? Non è dato sapere. E la divisione in partiti, pro o contro non ci aiuta, non ci fa capire. L’unica vera constatazione, a margine di questa vicenda è che io, svegliato dall’oorore di una scossa che terrorizza, ho trovato sulla rete e dai blog tutte le informazioni, frammentarie ma in grado di farmi capire. Anche Rainews24 ha fatto un ottimo lavoro da subito. Ecco che il servizio pubblico giustifica così la sua ragion d’essere.
da luca ajroldi
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di barbara il 01/1/70





